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Descrizione

Libro fotografico, copertina morbida, 25x20 cm, 52 pagine, carta patinata.

(Estratto)

All’interno dell’attuale modello di cultura popolare il tema del cibo sembra acquistare sempre maggiore rilievo, anche grazie all’intervento della televisione, che lo sfrutta ossessivamente, riappropriandosi di un posto in prima fila tra i vari media. Questo soprattutto in un Paese pressoché succube dell’equazione cibo come identità, tanto da impostarci attorno un’esposizione universale.

Da bisogno primario il cibo s’è fatto spettacolo, campo di affermazione, status sociale e ideologico, cardine economico, materia di ricerca e molto altro ancora. L’immagine di sintesi, perno della comunicazione pubblicitaria e non solo, restituisce tale scenario a tinte forti e sature, creando nuovi idoli, costruendo la reputazione che precede (e a questo punto spesso costituisce/sostituisce) il prodotto. L’appetito che si genera in tale modo è teso a soddisfare una necessità e un piacere o si tratta forse più di una sorta di fame chimica?

In questo campionario/ricettario, gli alimenti descritti sono visti come il risultato di processi innescati per sintetizzare tossine, droghe, dai colori più strani e grotteschi, ricalcando il motivo conduttore di una serie televisiva di recente produzione, divenuta un fenomeno culturale, in cui il protagonista “cucina” una particolare metanfetamina di colore blu. Da un lato il fotomontaggio offusca la realtà, facendo tuttavia passare il messaggio quasi pittorialista come più vero del vero, dall’altro il collage, emblema surrealista, in effetti aiuta ad estrinsecare davvero i meccanismi della comunicazione subliminale. Ogni capitolo affronta visivamente un concetto legato al cibo nella contemporaneità ponendo a confronto due modi diversi di comporre, “cucinare”, le immagini. Tutto seguendo il principio secondo cui la dose può fare il veleno oppure l’antidoto. E che il primo si trova quasi sempre dove ci si aspetta il secondo.