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Non raccontiamoci storie

Qualcuno* disse che “la menzogna non è nel discorso, è nelle cose”. Pensare di contenere la realtà in una cornice significa non prenderne in considerazione la parte maggiore: quella che sta fuori. Pertanto non raccontiamoci storie, non sosterrò LA verità. Sono molte, a volte troppe. LE verità. Se pensassi di farlo, mentirei. In fondo anche quando affermo: “Io sono”, dico una bugia. Facciamo un esempio, ti racconto una storia.
Questa è la storia della mia amica Valentina. La conosco da molto tempo, è una persona curiosa, ama imparare e le piacciono le novità. Ha trent’anni e dove vive c’è La Crisi. “Ma va, non siamo mica qui a raccontarci storie!” – mi ha detto l’anno scorso, prima di iscriversi al corso di web marketing. Perché in crisi rimane chi non reagisce. Poi ha appreso che la ricerca di un legame tra le dinamiche sociali, le immagini, la scrittura e la condivisione, in altre parole le sue passioni, ha un nuovo nome: storytelling. Di lì a poco, però, nota una cosa: anche Shakespeare era uno storyteller…e allora, dov’è la novità? “La novità è al Campus!” – dichiara in un messaggio. E io: “Dove?”. Mi spiega, allora, che sta partecipando all’iniziativa Campus Innovazione, presso la rete di coworking Multiverso, un percorso di formazione e mentoring che ha l’obiettivo di far incontrare giovani professionisti e aziende consolidate, con progetti innovativi da sviluppare.
“Aspetta, aspetta…anch’io conosco Valentina. Ma non faceva la fotografa? Che c’è d’innovativo in una foto?” “Sì, nel 2012 ha perfezionato la sua formazione con un corso professionale di
still-life e un master professionale in post produzione nello studio della YouCrea! Scuola di Fotografia, in quel di Firenze. Prima ancora, nel 2011, riscopriva l’interesse verso lo spettacolo e la sua rappresentazione, frequentando il corso di fotografia teatrale e di scena di Massimo Agus alla Fondazione Studio Marangoni, sempre a Firenze. In seguito ha documentato molti eventi per istituzioni e associazioni cittadine. Ma se adesso fosse qui, sono sicura, direbbe che scattare una foto significa già raccontare una storia. E il nuovo esiste, eccome. Sta negli occhi di chi guarda”. “Macchè! Tutte storie! Lo dici anche tu…riscopriva l’interesse verso lo spettacolo…la conosco pure io e fa la scenografa. Cose vecchie come Shakespeare, niente di nuovo sotto il sole!” “Certo, a Firenze ha frequentato l’Accademia di Belle Arti, diplomandosi in arti visive e discipline dello spettacolo con una tesi in regia, cosa che l’ha sempre facilitata nell’elaborazione di linguaggi visivi e testuali. Durante l’Accademia, Valentina ha iniziato, inoltre, lo studio della Fotografia e ciò si è tradotto in un istintivo sviluppo della sua espressione in progetti fotografici seriali. Sono sicura, capisci bene, imparare a mettere in relazione I fatti, creare una connessione, li rende sempre nuovi! Te lo direbbe anche lei!” “Aspettate un attimo, voi che la conoscete, io passavo di qua…ma sapete esattamente qual è delle quattro in foto?” “Uhm…No…Forse tutte!” “Ah e che facciamo! Allora qui c’è qualcuno che racconta storie!”
*Italo Calvino, “Le città invisibili”.

Altre storie:
Il suo lavoro “Fuoco fatuo che bruci i sensi, proteggi il mio peccato” è stato tra i selezionati del concorso nazionale di fotografia RP2012. Il tema riguardava il Fuoco (legato ai suoi molteplici aspetti materiali, simbolici, astratti, culturali, fisici,…) e il Mediterraneo con le sue culture e tradizioni caratterizzanti. Il suo lavoro “Ritratti in assenza d’identità” è stato esposto all’interno di una mostra collettiva nell’ambito del Festival of Contemporary Visions 2013 (Firenze), ed è stato tra i segnalati della rassegna di fotografia contemporanea Confini11, sempre nel 2013.